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Sei mesi alla guida di Mauden: la visione di Alberto Mariani

Sei mesi sono abbastanza per conoscere un’azienda da dentro, incontrarne le persone, confrontarsi con clienti e partner e iniziare a tracciare una direzione per il futuro.

A sei mesi dal suo ingresso alla guida di Mauden, abbiamo incontrato Alberto Mariani per fare un primo bilancio del percorso intrapreso e guardare a ciò che ci aspetta.
Dalle competenze che distinguono Mauden alle nuove opportunità di crescita, dal rapporto con il mercato al valore delle persone, fino a una collaborazione sempre più stretta con il Gruppo Ricoh.

Una conversazione per conoscere più da vicino la sua visione di Mauden, oggi e per i prossimi anni.

Alberto, sono passati circa sei mesi dal tuo ingresso in Mauden. Qual è la cosa che hai capito di questa azienda solo dopo aver iniziato a viverla da dentro?

In questi primi mesi ho cercato soprattutto di ascoltare e conoscere Mauden da vicino. Quello che mi ha colpito maggiormente sono le persone: ho trovato un team estremamente motivato, con una forte capacità di lavorare insieme e di fare squadra, e competenze che considero davvero uniche sul mercato.

Un altro elemento che ho potuto toccare con mano è la qualità della relazione che Mauden ha costruito negli anni con i propri clienti: rapporti solidi, basati sulla competenza e sulla fiducia.

Mettendo insieme questi elementi, ciò che vedo oggi è soprattutto una grandissima opportunità di crescita. Abbiamo persone motivate, competenze distintive e una relazione consolidata con il mercato: una base molto solida su cui costruire la prossima fase di sviluppo di Mauden.

Se dovessi spiegare oggi a un cliente che conosce Ricoh ma non Mauden che cosa rende Mauden diversa, cosa gli diresti?

Partirei dalle competenze che Mauden ha costruito nel tempo, con vere eccellenze tecnologiche in particolare negli ambiti Mainframe, Storage, Data Protection e Artificial Intelligence, accompagnate da una solida componente di servizi ad altissimo valore aggiunto.

Ma la differenza non è soltanto nelle tecnologie che conosciamo. È anche nel modo in cui lavoriamo: siamo un’azienda dinamica e flessibile, capace di adattarsi alle esigenze del cliente e di mettere rapidamente a terra competenze e soluzioni.

Credo che sia proprio questa combinazione tra specializzazione tecnologica, servizi ad alto valore aggiunto, flessibilità e dinamismo a rappresentare uno dei principali elementi distintivi di Mauden.

Mauden ha una storia e un’identità tecnologica molto definite, ma sta attraversando anche una fase importante di evoluzione. Cosa deve cambiare e cosa, invece, non dobbiamo perdere?

Credo che il punto sia riuscire a evolvere senza perdere la nostra identità. Mauden ha caratteristiche molto precise che dobbiamo preservare: penso alle nostre persone, al modo in cui lavorano e fanno squadra, ma anche ad ambiti come ad esempio il Mainframe, in cui abbiamo costruito negli anni un posizionamento molto forte sul mercato.

Questa identità, però, non deve diventare un limite. Dobbiamo essere capaci di guardare avanti e cogliere nuove opportunità di crescita, facendo leva proprio sui punti di forza che ci hanno portato fin qui.

La sfida è evolvere senza snaturarci: preservare ciò che rende Mauden riconoscibile e, allo stesso tempo, continuare ad aprirci a nuove opportunità.

In questi mesi abbiamo iniziato a lavorare su un’organizzazione che mette maggiormente in relazione strategia, portfolio, alleanze, prevendita, sales operations, marketing e vendite. Qual è la logica dietro questa evoluzione?

L’obiettivo è creare le condizioni per far crescere Mauden, cogliendo nuove opportunità di business e riuscendo a portare sempre maggiore valore ai nostri clienti.

Per farlo dobbiamo mettere maggiormente a sistema le diverse competenze e funzioni dell’azienda, lavorando in modo più integrato e trasformando più rapidamente le opportunità che vediamo sul mercato in iniziative concrete.

Ma c’è anche un altro aspetto per me fondamentale: la crescita dell’azienda deve creare opportunità di crescita anche per le persone che ne fanno parte.

Business, clienti e persone non sono quindi obiettivi separati: la sfida è farli crescere insieme.

AI, dati, cloud, cybersecurity, automazione: il mercato tecnologico non ha certo bisogno di nuove buzzword. Dove pensi che un system integrator come Mauden possa creare oggi valore concreto per le aziende?

Credo che il punto sia proprio andare oltre le buzzword. Una tecnologia genera valore quando risponde a un’esigenza concreta del business, non semplicemente perché è nuova.

Il nostro compito è partire dal problema che il cliente deve risolvere, capire dove abbia realmente senso intervenire, scegliere le tecnologie più adatte e integrarle con infrastrutture, applicazioni e investimenti che spesso fanno già parte della storia dell’azienda.

Questo è particolarmente evidente oggi con l’Artificial Intelligence: tutti ne riconoscono le potenzialità, ma per trasformarle in valore servono dati affidabili, infrastrutture adeguate, sicurezza, governance e capacità di integrazione.

È qui che vedo il ruolo di Mauden: mettere insieme competenze tecnologiche diverse, capacità progettuale e conoscenza del contesto del cliente, trasformando l’innovazione in soluzioni concrete e sostenibili.

Le partnership tecnologiche fanno parte da sempre del modello Mauden. In un ecosistema sempre più ampio e articolato, come si costruisce oggi una partnership capace di generare davvero valore per il cliente?

Le partnership sono una componente fondamentale del nostro modello e credo sia importante continuare a valorizzarle. Per Mauden significa selezionare partner strategici con cui costruire relazioni solide e percorsi di crescita comuni.

L’obiettivo non è semplicemente lavorare insieme, ma crescere insieme, mettendo a fattor comune competenze ed esperienze complementari.

È così che una partnership genera realmente valore: quando ci permette di portare ai clienti competenze, tecnologie e soluzioni capaci di rispondere in modo più completo alle loro esigenze.

Mauden fa parte di Ricoh dal 2019. Oggi, però, stiamo lavorando per rendere questa relazione sempre più concreta sul mercato. Cosa può fare Mauden insieme a Ricoh che, da sola, avrebbe più difficoltà a fare? E cosa porta Mauden a Ricoh?

Per me è importante partire da un principio: dobbiamo preservare le caratteristiche che rendono Mauden efficace sul mercato. Il nostro modello commerciale, il marketing, la delivery e, più in generale, il nostro go-to-market devono continuare a mantenere la propria specificità.

Allo stesso tempo, essere parte del Gruppo Ricoh ci permette di fare leva su processi e competenze del Gruppo, in particolare nelle funzioni corporate come HR, Administration e Finance.

La grande opportunità, però, è sul mercato. Dobbiamo lavorare allo sviluppo di sinergie sempre maggiori tra Mauden e Ricoh, portando le competenze e le soluzioni Mauden ai clienti Ricoh e, viceversa, ampliando ciò che possiamo offrire ai clienti Mauden attraverso le competenze e le soluzioni Ricoh.

L’obiettivo è valorizzare le specificità delle due realtà e metterle a fattor comune, creando nuove opportunità per entrambe.

In questi primi sei mesi hai incontrato clienti e partner di Mauden. Quali esigenze senti tornare più spesso nelle conversazioni con le aziende?

In questi sei mesi ho incontrato mediamente un cliente o un partner al giorno e sono intenzionato a continuare su questa strada. Se riuscissi a incontrarne due al giorno, ancora meglio.

Per me è fondamentale dedicare tempo al mercato e ascoltare direttamente i clienti, per comprendere le loro priorità e le sfide che stanno affrontando.

Nelle conversazioni emerge soprattutto la necessità di governare una complessità tecnologica crescente. Le aziende stanno accelerando sull’innovazione e, allo stesso tempo, devono garantire continuità, sicurezza e valorizzare gli investimenti già effettuati.

AI, gestione e protezione dei dati, modernizzazione e automazione sono temi sempre più presenti, con un’esigenza molto concreta alla base: trasformare le possibilità offerte dalla tecnologia in benefici reali per il business.

È su questa esigenza che Mauden deve essere capace di costruire le proprie risposte.

La tecnologia evolve velocemente, ma per un’azienda come Mauden il vero patrimonio resta nelle competenze. Quali caratteristiche dovrà avere la Mauden dei prossimi anni anche dal punto di vista delle persone?

Le persone saranno centrali nella crescita di Mauden. La velocità con cui evolve la tecnologia ci chiede di continuare ad aggiornare le nostre competenze, ma anche di sviluppare una capacità sempre maggiore di leggere il mercato e comprendere le esigenze dei clienti.

Avremo bisogno di persone curiose, capaci di lavorare in modo trasversale, mettere insieme competenze ed esperienze diverse e tradurre la tecnologia in soluzioni concrete.

Il nostro compito come azienda è creare le condizioni perché questo potenziale possa crescere, dando alle persone la possibilità di sviluppare nuove competenze, assumersi responsabilità e contribuire in prima persona all’evoluzione di Mauden.

Vorrei che la crescita dell’azienda rappresentasse anche un’opportunità di crescita per le persone che ne fanno parte.

Oggi stiamo facendo questa conversazione dopo i tuoi primi sei mesi in Mauden. Se ci ritrovassimo qui tra altri sei mesi, quale cambiamento vorresti fosse diventato evidente?

Tra sei mesi vorrei poter dire che siamo cresciuti.

Vorrei vedere una crescita concreta del business, accompagnata dall’acquisizione di nuovi clienti e dalla capacità di creare nuove opportunità sul mercato.

Allo stesso tempo, vorrei vedere una Mauden ancora più coinvolta e partecipe, con persone che sentano sempre più di essere parte del percorso che stiamo costruendo insieme.

Se tra sei mesi avremo fatto passi avanti in entrambe queste direzioni, nella crescita del business e nel coinvolgimento delle nostre persone, significherà che staremo andando nella direzione giusta.