Nessun computer è come il nostro cervello

La disponibilità di capacità computazionali abilitate dal calcolo parallelo e dai computer quantici sta riproponendo il confronto o la competizione computer-uomo. E’ un tema complesso e affascinante, da affrontare facendo ricorso a diverse discipline: dall’informatica alle neuroscienze alla sociologia.

La riproduzione del cervello umano si sta scontrando con un dato di fatto: nonostante il balzo in avanti, non ci sono risorse computazionali sufficienti per riprodurre la mappa dei neuroni e delle sinapsi. E’ indubbio che un robot sopravanzi il cervello umano per potenza di calcolo, ma è altrettanto appurato che nessun computer riesca a performare nulla che possa nemmeno assomigliare al pulsare di un neonato allo stato precognitvo.

Il parallelismo diventa conflitto se si affronta il tema osservandone gli impatti sociali. Si paventa un ritorno al macchinismo o al fordismo, in cui il robot sostituisce l’operaio, non considerando però che la Fabbrica 4.0 è molto diversa da quella richiamata: i robot non sono confinati alle attività pericolose per l’uomo, ma sono presenti in tutte le fasi del processo produttivo ed in cui è necessario l’impiego di risorse umane specializzate.

E’ ancora un fatto che le soluzioni basate sull’intelligenza artificiale sono parte della nostra vita quotidiana. Lo sono nella progettazione delle città e nei mezzi per muoverci, in case e uffici sempre più confortevoli che trasformano il nostro modo di vivere negli spazi, negli impatti sulla cura di malattie rare, nel supporto alla crescente popolazione anziana o a chi è portatore di inabilità, determinando nuovi livelli di well-being.

Il concetto di “contrapposizione” lascia il posto a quello di “interazione” uomo-macchina: chi progetta e realizza soluzioni di intelligenza artificiale ha la responsabilità di farlo ponendo la tecnologia al servizio dell’uomo, rendendo l’interazione semplice, utile ed etica e permettendo il potenziamento delle facoltà dell’organo più affascinante dell’essere umano.